Diritti e compiti della
donna
22. In quanto è, e deve sempre
diventare, comunione e comunità di persone, la famiglia trova nell'amore
la sorgente e la spinta incessante per accogliere, rispettare e promuovere
ciascuno dei suo membri nell'altissima dignità di persone, e cioè di
immagini viventi di Dio. Come hanno giustamente affermato i Padri Sinodali,
il criterio morale dell'autenticità delle relazioni coniugali e familiari
consiste nella promozione della dignità e vocazione delle singole persone,
le quali si ritrovano nella loro pienezza mediante il dono sincero di se
stesse (cfr. «Gaudium et Spes», 24).
In questa prospettiva, il Sinodo
ha voluto riservare una privilegiata attenzione alla donna, ai suoi
diritti e compiti nella famiglia e nella società. Nella stessa prospettiva
vanno considerati anche l'uomo come sposo e padre, il bambino e gli
anziani.
Della donna è da rilevare,
anzitutto, l'eguale dignità e responsabilità rispetto all'uomo: tale
uguaglianza trova una singolare forma di realizzazione nella reciproca
donazione di sé all'altro e di ambedue ai figli, propria del matrimonio e
della famiglia. Quanto la stessa ragione umana intuisce e riconosce, viene
rivelato in pienezza dalla Parola di Dio: la storia della salvezza,
infatti, è una continua e luminosa testimonianza della dignità della donna.
Creando l'uomo «maschio e femmina
(Gen 1,27), Dio dona la dignità personale in eguale modo all'uomo e alla
donna, arricchendoli dei diritti inalienabili e delle responsabilità che
sono proprie della persona umana. Dio poi manifesta nella forma più alta
possibile la dignità della donna assumendo Egli stesso la carne umana da
Maria Vergine che la Chiesa onora come Maria Madre di Dio, chiamandola
nuova Eva e proponendola come modello della donna redenta. Il delicato
rispetto di Gesù verso le donne che ha chiamato alla sua sequela ed alla
sua amicizia, la sua apparizione il mattino di Pasqua ad una donna prima
che agli altri discepoli, la missione affidata alle donne di portare la
buona novella della Resurrezione agli apostoli, sono tutti segni che
confermano la stima speciale del Signore Gesù verso la donna. Dirà
l'apostolo Paolo: «Tutti voi siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù...
Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più
uomo ne donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù)» (Gal 3,26.28).
Donna e società
23. Senza entrare ora a trattare
nei suoi vari aspetti l'ampio e complesso tema dei rapporti donna-società,
ma limitando il discorso ad alcuni rilievi essenziali, non si può non
osservare come nel campo più specificamente familiare un'ampia e diffusa
tradizione sociale e culturale abbia voluto riservare alla donna solo il
compito di sposa e madre, senza aprirla adeguatamente ai compiti pubblici,
in genere riservati all'uomo.
Non c'è dubbio che l'uguale
dignità e responsabilità dell'uomo e della donna giustifichino pienamente
l'accesso della donna ai compiti pubblici. D'altra parte la vera
promozione della donna esige pure che sia chiaramente riconosciuto il
valore del suo compito materno e familiare nei confronti di tutti gli
altri compiti pubblici e di tutte le altre professioni. Del resto, tali
compiti e professioni devono tra loro integrarsi se si vuole che
l'evoluzione sociale e culturale sia veramente e pienamente umana.
Ciò risulterà più facile se, come
il Sinodo ha auspicato, una rinnovata «teologia del lavoro» porrà in luce
e approfondirà il significato del lavoro nella vita cristiana e
determinerà il fondamentale legame che esiste tra il lavoro e la famiglia,
e, di conseguenza, il significato originale ed insostituibile del lavoro
della casa e dell'educazione dei figli («Laborem Exercens», 19). Pertanto
la Chiesa può e deve aiutare la società attuale, chiedendo
instancabilmente che sia da tutti riconosciuto e onorato nel suo valore
insostituibile il lavoro della donna in casa. Ciò è di particolare
importanza nell'opera educativa: viene eliminata, infatti, la radice
stessa della possibile discriminazione tra i diversi lavori e professioni,
una volta che risulti chiaramente come tutti, in ogni campo, si impegnino
con identico diritto e con identica responsabilità. Apparirà così più
splendida l'immagine di Dio nell'uomo e nella donna.
Se dev'essere riconosciuto anche
alle donne, come agli uomini, il diritto di accedere ai diversi compiti
pubblici, la società deve però strutturarsi in maniera tale che le spose e
le madri non siano difatto costrette a lavorare fuori casa e che le loro
famiglie possano dignitosamente vivere e prosperare, anche se esse si
dedicano totalmente alla propria famiglia.
Si deve inoltre superare la
mentalità secondo la quale l'onore della donna deriva più dal lavoro
esterno che dall'attività familiare. Ma ciò esige che gli uomini stimino
ed amino veramente la donna con ogni rispetto della sua dignità personale,
e che la società crei e sviluppi le condizioni adatte per il lavoro
domestico.
La Chiesa, col dovuto rispetto
per la diversa vocazione dell'uomo e della donna, deve promuovere nella
misura del possibile nella sua stessa vita la loro uguaglianza di diritti
e di dignità: e questo per il bene di tutti, della famiglia, della società
e della Chiesa.
E' evidente però che tutto questo
significa per la donna non la rinuncia alla sua femminilità né
l'imitazione del carattere maschile, ma la pienezza della vera umanità
femminile quale deve esprimersi nel suo agire, sia in famiglia sia al di
fuori di essa, senza peraltro dimenticare in questo campo la varietà dei
costumi e delle culture.
Offese alla dignità della
donna
24. Purtroppo il messaggio
cristiano sulla dignità della donna viene contraddetto da quella
persistente mentalità che considera l'essere umano non come persona, ma
come cosa, come oggetto di compravendita, al servizio dell'interesse
egoistico e del solo piacere: e prima vittima di tale mentalità è la donna.
Questa mentalità produce frutti
assai amari, come il disprezzo dell'uomo e della donna, la schiavitù,
l'oppressione dei deboli, la pornografia, la prostituzione - tanto più
quando viene organizzata - e tutte quelle varie discriminazioni che si
incontrano nell'ambito dell'educazione, della professione, della
retribuzione del lavoro, ecc.
Inoltre, ancora oggi, in gran
parte della nostra società, permangono molte forme di avvilente
discriminazione che colpiscono ed offendono gravemente alcune categorie
particolari di donne, come ad esempio, le spose che non hanno figli, le
vedove, le separate, le divorziate, le madri-nubili.
Queste ed altre discriminazioni
sono state deplorate dai Padri Sinodali con tutta la forza possibile:
chiedo pertanto che da parte di tutti si svolga un'azione pastorale
specifica più vigorosa ed incisiva, affinché esse siano definitivamente
vinte, così da giungere alla stima piena dell'immagine di Dio che
risplende in tutti gli essere umani, nessuno escluso.
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Esortazione Apostolica "Familiaris Consortio" per intero in formato zip!
