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La Donna nel Medioevo
del prof. Corrado Gnerre
Tutti
certamente ricordano i giorni del potere talebano in Afganistan. Ebbene, quando
quel potere finì, su tutti i giornali ci fu un uso un po' troppo gratuito
dell'aggettivo <<medievale>>. Sulla liberazione delle donne afgane e
sull'abbandono del ridicolo burqa si leggevano molte frasi del tipo: è la
fine del medioevo afgano; è la liberazione da usanze
medievali; finisce il medievale potere talebano. Ora è
chiaro che demonizzare la condizione femminile nel Medioevo vuol dire anche
affermare che il Cristianesimo ha contribuito alla penalizzazione del ruolo
della donna; proprio perchè (anche volendo fare tanti distinguo) l'<<anima>>
di quest'epoca storica (mi riferisco al Medioevo) fu proprio il Cristianesimo.
E invece oggi si sa (c'è ormai una ricchissima bibliografia
a riguardo) che la donna medievale era tutt'altro che emarginata ed
<<ingabbiata>> in burqa del tempo. Lasciamo parlare i fatti. Riguardo alla
cultura, nei secoli dal basso Medioevo le ragazze avevano le loro scuole.
Certamente meno numerose di oggi, ma le avevano. Ed erano scuole di alti studi.
un nome? L'abbazia di Argenteuil, in Francia, dove fu educata Eloisa (colei di
cui si innamorò Abelardo). Qui si insegnava alle fanciulle la Sacra Scrittura,
le lettere e perfino la medicina e la chirurgia. Abelardo si innamorò di Eloisa
proprio perchè fu il suo insegnante di greco e di ebraico.
Le celebri sei commedie in prosa rimata, su imitazione di
Terenzio, attribuite alla badessa Rosvita e che hanno tanto influenzato lo
sviluppo letterario dei paesi germanici, appartengono ad un manoscritto del X
secolo proveniente per l'appunto da un'abbazia femminile, quella di Gandersheim
in Sassonia. Può sorprendere, ma l'enciclopedia più nota del XII secolo (il
celebre Hortus deliciarum) è opera di una religiosa, la badessa Herrada di
Landsberg. Altrettanto si potrebbe dire delle opere della famosa santa Ildegarda
di Bingen.
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