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Il perfezionamento reciproco
Il matrimonio non è
un'invenzione umana, è istituzione divina. Dio lo stabilì quando creò l’uomo e
la donna, dotandoli d'una costituzione fisica e d'uno psichismo differenti.
Istituendolo così, Dio gli ha assegnato due scopi ben definiti, fissati nella
fisiologia e nella psicologia dei sessi prima di ogni scelta umana: reciproco
perfezionamento degli sposi, il reclutamento della Città terrena e della Città
celeste. Lo studio di questo duplice fine provvidenziale del matrimonio
comprende tre capitoli: il perfezionamento reciproco, la maternità,
l'educazione. Di solito non si parla di " perfezionamento ", ma, di "
sostegno, aiuto " reciproco dei coniugi. Tuttavia l'espressione "
perfezionamento è preferibile, poiché richiama un aspetto più costruttivo.
Certo, non si deve intendere questa parola nel senso un po' semplicista di
comodi, agi, benessere fisico, e neppure di dolcezza sentimentale, ma come
l'arricchimento attivo di una personalità in tutti i piani del suo essere.
Le differenze fisiche
e psichiche che distinguono l'uomo dalla donna, offrono alla loro unione larghe
possibilità di reciproco completamento. Osservando la psicologia della donna si
rilevano facilmente le seguenti linee: intellettualmente intuitiva, essa
indovina e conosce facilmente gli altri, ma questa stessa facoltà fa sì che essa
diffidi dell'esattezza dei propri giudizi sentendoli spesso suggeriti da
impressioni passeggere, non accorda loro né piena fiducia né piena certezza. Le
è pure assai difficile, lo sa bene, raggiungere delle sintesi, dominare
l'insieme. E così, perfino nei dettagli della vita pratica, almeno fuori della
sfera di competenza casalinga, ama essere guidata e consigliata. Questa
sicurezza, questa stabilità di giudizio, queste vedute d'insieme, non potrebbe
certo procurargliele un'altra donna. L'uomo, invece, meno sensibile e meno
impressionabile, possiede un giudizio più fermo e più stabile. Troppo spesso, è
vero, non coglie le sfumature, e molti dettagli anche importanti gli sfuggono,
ma è meglio preparato ad abbracciare l'insieme e le sintesi. Così dal plinto di
vista intellettuale l'uomo e la donna possono trovare, l'uno nell'altra, un
complemento veramente vantaggioso e tale che né l'uno né l'altra non
troverebbero, in ugual misura, in una persona dello stesso sesso.
La donna si sente
fisicamente debole ed un po’ timida di fronte alla vita ed alle sue difficoltà.
L'esuberanza della sua immaginazione e sensibilità le fa popolare facilmente il
presente e1'avvenire di mille pericoli. Questa vivacità di reazioni si trova
specialmente nella mamma; pensando alla debolezza dei suoi figli, ella sente la
propria impotenza a ben proteggerli, da sola, contro i molteplici pericoli
dell'esistenza. E così cerca l'appoggio di una tenerezza forte e protettrice.
Precisamente l'uomo, più forte e meno sensibile, che è più calmo e meno in
fretta si smarrisce, meglio adatto insomma ad affrontare i pericoli esterni,
prova gioia a sorreggere e a guidare, e sente fierezza nel proteggere la donna
che ama. Anche in questo campo, l'uomo e la donna sono fatti l'uno per l'altra.
La donna aspira ad
essere circondata di tenerezza; ma la desidera forte, decisa, energica, virile.
Per lei è dolce e consolante poter appoggiarsi affettuosamente su un braccio
solido, trovarsi al riparo di una protezione sicura. Questo sostegno, questo
appoggio, questa tenerezza forte, nessun'altra donna glieli potrebbe dare; solo
l'uomo ne è capace, ed anch'egli fino ad un certo punto, dato che perfino i
migliori vi riescono solo in modo imperfetto. Questo bisogno nella donna di
tenerezza è così vasto, così intenso, così profondo che un uomo, fosse pure il
più delicato, non è capace di soddisfarlo completamente. Non si riempie la
vastità del mare con le acque di uno stagno. Tuttavia, nonostante ciò, l'uomo
meglio che una donna è capace di assicurarle questo elemento di forza, di
fermezza, di energia, di virilità ch'essa ricerca anche attraverso la tenerezza.
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